Il giudice del caso, Oscar Magi, ha inflitto ai tre imputati sei mesi di prigione, mentre un quarto imputato è stato ritenuto non colpevole. La condanna è stata inflitta per violazione della privacy, mentre i tre sono stati dichiarati non colpevoli di diffamazione.
La sentenza arriva appena un giorno dopo l’apertura di un accertamento dell’antitrust dell’unione Europea riguardante il motore di ricerca di Big G. C’è stato un momento in cui Google era un’emozionante novità nel panorama tecnologico, ma ora l'azienda è chiaramente una potenza mondiale, avversata da governi e competitori. E Big G comincia a sentire il peso degli occhi puntati su di lei.
In un post sul proprio blog, Google ha criticato aspramente la decisione, dichiarando la volontà di ricorrere in appello. I dirigenti coinvolti nel caso sono David Drummond, dirigente dell’ufficio legale, Peter Fleischer, consulente della privacy, e George Reyes, ex direttore finanziario. Google sostiene che la decisione contraddice la legge dell’Unione Europea e pone vasti interrogativi per quello che sarà il futuro di Internet, in quanto la sentenza “attacca i principi stessi di libertà su cui Internet è basato. Il buonsenso ci dice che soltanto la persona che filma ed effettua l’upload di un video potrebbe intraprendere le azione necessarie per proteggere la privacy ed ottenere il consenso delle persone filmate”.
Il caso risale al 2008, dopo la pubblicazione su YouTube, nel 2006, di un video girato con un cellulare che mostrava alcuni ragazzi che maltrattavano un adolescente affetto da sindrome di Down. Google ha rimosso il video ed ha collaborato con le autorità giudiziarie nelle indagini, ma questo evidentemente non è bastato. Sicuramente ci saranno ulteriori sviluppi di questa vicenda, che sta creando un vero e proprio caso internazionale e che segnerà, in un modo o nell’altro, quello che sarà il futuro di internet.
Cinzia Barletta |